Prima Scalfari, poi Michele Serra, quindi Severgnini, infine l’Annunziata: l’argomento del momento, specie tra gli elettori del PD, risulta essere il seguente: tu chi voteresti se la scelta fosse ristretta a Berlusconi e Di Maio?

Molti sostengono che la scelta sia tra una persona la cui storia è un insieme di note eufemisticamente parlando “poco pulite” e un’altra che viene derisa poichè non in grado di leggere una mail o di usare il congiuntivo.

Secondo questo concetto, la scelta dovrebbe dunque essere tra le due persone, come se decidessero tutto loro e non ci fossero ulteriori aspetti di cui tenere conto. E dunque chi scegliere, tra Giggino bollato da tutti come ignorante o Silvio, che beh…è Silvio?

Qualunque sia la scelta di una persona, essa risulterebbe contestabile, dal momento che nessuno dei due (e chiunque altro nel panorama politico italiano, oggi come negli ultimi 40 anni di “meno peggio”) rappresenta un candidato “ottimale” per la guida di un Paese.

Tuttavia, l’errore più grande che si possa fare è prendere una decisione simile basandosi sulla persona. Parlando di Berlusconi persona, ad esempio, si dimentica che cosa sia il Berlusconismo, inteso come quella cultura trash instaurata negli italiani negli ultimi 25 anni.

Se si fa questa considerazione, il paragone allora è fra:

  • Una cultura magari di persone poco istruite, che però ha racchiuso le stesse sotto un grido di valori di onestà, piuttosto che riunirle sotto una veste razzista e xenofoba, che rappresenta il grande trend di ogni altro Paese europeo
  • Una cultura che si può definire mafiosa, dove poche parole alle persone “giuste” permettono ad un 21enne di prendere 20mila voti a Messina e ad una lista di impresentabili è diventata un po’ meno impresentabile

Il Berlusconismo non è che sia stato dimenticato, semplicemente lo abbiamo assimilato, dopo 25 anni. Fa parte di noi e della nostra cultura del malaffare.

Venticinque anni dove sotto i suoi governi abbiamo registrato i picchi più alti di evasione fiscale, dove la Mafia ha potuto ingrandirsi a dismisura, dove un condannato per mafia come Dell’Utri ha potuto tranquillamente dire in televisione che si, si era candidato al Parlamento solo per sfuggire alla Giustizia, ma che questo era difficile da far comprendere agli italiani. Dove Mangano è un amico di cui vantarsi ed i giudici sono politicizzati.

25 anni dove abbiamo avuto una cultura dove Razzi ti dice di farti i cazzi tuoi e lasciar correre, dove incapaci come Daniela Garnero (conosciuta come Daniela Santanché) vengono chiamati imprenditori, dove farsi timbrare il cartellino e poi non andare a lavoro non è da truffatori dello Stato, ma da furbi.

Dove l’evasore è solo l’eroe che scappa dalle tasse, messe lì da uomini malvagi. Dove anche grazie al non controllo dell’evasione fiscale, l’Indice di Gini (e dunque lo squilibrio tra le classi più abbienti e meno abbienti) è aumentano durante ogni suo Governo.

È un tipo di cultura che oggi paghiamo a lacrime, sangue e Leggi Fornero, per cercare di risistemare un mercato del lavoro bloccato, dove la competitività non esiste e tutto si basa su un sistema dove chi si è ritagliato il suo spazio troppo poco spesso lo ha fatto con un processo meritocratico e troppo di frequente è entrato in un groviglio di favori reciproci.

Molti si spaventano per le esternazioni dei 5 Stelle, soprattutto gli elettori del PD, per i quali i seguaci di Di Maio rappresentano un pericolo ben peggiore dello storico avversario con i quali, Scalfari incluso, hanno lottato per un ventennio.

Sorprendente. Ma forse neanche troppo se ci si pensa bene: la paura del nuovo è sicuramente tanta, quella di perdere le elezioni di più.

Dopotutto, è compresibile: quando si è perso per 25 anni di fila si è in effetti consegnato il Paese a un partito che questo Paese lo ha distrutto.

Resta solo il piccolo imbarazzo che con il suddetto ora molti ci si vorrebbero pure alleare, un passaggio storico mica da ridere. Dalla moralità alle olgettine. Dall’onore e l’orgoglio del perdente fedele agli ideali al mucchio selvaggio tipico della nostra Repubblica. Da Berl-inguer a Berl-usconi, è la storia della Sinistra (o che oggi si definisce tale) italiana.

In fondo – come dice il detto – “se non puoi batterli, unisciti a loro“.

Mi tocca ripetermi, ma Montanelli ci ammoniva già più di due decenni fa circa il problema culturale del dare i “premi” che avrebbe garantito a Berlusconi la vittoria, sempre.

Chiunque si fosse accodato a questo sistema ne avrebbe tratto benefici personali: gli esempi sopra citati di evasione, truffe allo Stato e affini sono solo piccoli esempi, non c’è bisogno di ripeterli.

Ma se si parla di fare una scelta per il bene comune e non quello privato, allora le cose cambiano.

E allora se proprio devo dire chi voterei tra Di Maio e Berlusconi, io scelgo Indro. E dunque non voto per il malaffare.

Federico

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